IL SAPERE E IL SAPORE

 

Il sapere è il sapore della vita

Il sapore è il sapere del cibo

 

La società ipermoderna nella crisi dei saperi e dei sapori

 

 

Il tema di ogni serata è introdotto dal conduttore.

La metodologia formativa, che s’ispira all’apprendimento cooperativo, è sintetizzata nel programma “Dillo con il cibo”: i contenuti approfonditi e discussi sono attualizzati in una certa preparazione e presentazione dei cibi.

Ogni nucleo tematico, trattato nella serata, è condotto in quattro "tempi"

1. Presentazione del tema nel suo riferimento al cibo (a cura dell’esperto)
2. Le ricette, i gusti e i sapori (a cura del cuoco)
3. Le proprietà di quei cibi e le caratteristiche agronomiche della loro coltivazione (a cura del cuoco)
4. Intelligenza del cibo e r egole della tavola  (Sintesi dell’unità didattica a cura dell’esperto)

 

Ogni serata è quindi affidata a un conduttore (esperto)

e a un cuoco  (con la sua equipe),

il quale, oltre a illustrare le proprie ricette, collega il pasto con il tema trattato e anima la cena.

 

La nostra filosofia del cibo 


Si continua a dire che la democrazia produce benessere, ma la sensazione di insoddisfazione e manipolazione è sempre più comune.
Le cause sono numerose, a partire dalla constatazione che nel cuore dell’attività industriale si è formato una nuova organizzazione del capitale intorno alla figura del consumatore, del consumo emozionale, una forma particolare di economia del desiderio, attraverso la “cattura dell’attenzione” (il potere dell’immagine, i nuovi media, la realtà virtuale …). In questo caso ciò che si acquista non è un oggetto ma un'esperienza emozionale.
Il potere tecno-commerciale è in possesso non solo dei mezzi di produzione dei beni, ma anche della rappresentazione del bene: il godimento.
L’estetizzazione dell’economia, mediante tecnologie di controllo, fabbrica un nuovo tipo di consumatore.
Questa organizzazione e produzione del desiderio diventa però distruzione della coscienza e quindi, paradossalamente del desiderio stesso. Il desiderio, infatti, si esprime come affetto, linguaggio, coscienza, capacità di relazione, creatività dello spirito.
La libertà di godimento, invece, si risolve nel puro piacere della sensorialità.
Il degrado del sapere a pura tecnica, dell’arte come ornamento, del pensiero umano a opinione, porta alla perdita e del sapere e del sapore. Avviene così una doppia perdita della libido: della libido sciendi e del piacere-gusto del cibo
La formazione della sensibilità aiuta e ritrovare sapere e sapore.
Il cibo, infatti, ha il sapore della relazione attraverso il quale è passato, dei rapporti che crea, del fatto che lo ricordiamo non solo come piacere immediato ma come gusto che “incorpora” il senso di chi lo ha prodotto, cucinato, presentato, consumato e le relazioni che queste operazioni hanno prodotto. Il cibo "incorpora" una storia raccontata.
Non si è ancora riflettuto a sufficienza sulla profonda trasformazione che la nuova organizzazione della “produzione del desiderio” opera sui criteri della scelta, sugli stili di vita, sull’educazione famigliare, sulla vita di coppia e sull’infanzia.

La tavola è lo specchio della società, il teatro della sua possibile deriva.
Può diventare però anche la palestra dove, ogni giorno, il suo sapore può essere ricostruito, dove il sapere è ristabilito.

Il cibo sapere-sapore si forma attraverso la consapevolezza critica, la costruzione dei legami, le molteplici forme della cura, la strategia dell’attenzione.
Pensare cibo, sapere, arte, agricoltura sana è sfidare il presupposto tecno-commerciale dell’ideologia del consumo emozionale, dove l'affetto mancante è compensato dal piacere istantaneo del gusto.
Il sapere-sapore guarda il cibo dal punto di vista della sensibilità, mentre l’ideologia tecno-nichilista lo considera solo dal punto di vista quantitativo, organolettico, emozionale.
L’arte si specializza attraverso un valore aggiunto di genialità e creatività. Una civiltà che si sforzasse di ridurre la sensibilità a pura sensorialità (la gratificazione istantanea) è una civiltà dove si mangia (anche tanto), dove s'insegue il godimento ma non si conosce il piacere del cibo. La differenza tra “mangiare” e “cenare” è che il primo è solo quantitativo (insieme di carboidrati,proteine, grassi, vitamine …) il secondo considera e rende il cibo un intermediario: delle relazioni, dell’intelligenza dei sensi, dell'azione. Nutre il corpo e alimenta l’anima. La sensibilità è capacità di riconoscere il senso nelle cose (G. Bateson lo chiamava la “mente”, l’intelligenza nelle cose).

L’augurio è che frequentando il Centro per l’Educazione Alimentare ognuno possa dire: ”Sono stato in un ambiente che mi ha comunicato qualcosa, ho incontrato persone che mi hanno trasmesso la loro storia, ho trovato un gusto che mi ha fatto bene, ho imparato cose che non sapevo”. Queste esperienze si possono certo fare anche altrove, ma la nostra storia è unica. Si sarebbero scambiare pensieri e vissuti anche in altri modi, ma ciò che passano attraverso il “cenare” insieme è unico.

 

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