sana alimentazione

La sostenibilità


Il modello del cittadino del nuovo mondo che va costruito, è una persona che mette fede in quello che fa e sa guardare al futuro. È convinto di quello che dice e coerente nell’opera che esegue. È capace di sognare la realtà ma è anche in grado di far vedere che cosa ne è del suo sogno, come l’ha inseguito e realizzato. La presa diretta con la vita naturale, il ritorno all’esperienza piena trova un efficace impulso nel modo in cui nella vita di tutti i giorni ci si rapporta al cibo e alla lunga catena alimentare.
Il nutrimento è innanzitutto un dono della natura (Prodotto della terra), poi è produzione umana di tante mani e menti (Frutto del lavoro); infine è condivisione (Dono reciproco).
Il contributo di ogni persona (dei piccoli come degli adulti) all’interno della catena del cibo estende i margini del possibile miglioramento, in tre direzioni: la sostenibilità, il valore del lavoro, la politica del quotidiano.
Sono anche i tre percorsi dove l’azione concreta, la militanza sociale e l’impegno politico s’intrecciano e si alimentano alle fonti della spiritualità.
La sostenibilità considera il cibo non semplice materia ma dono. Il cibo, infatti, è procurato e preparato non solo per essere consumato, bensì per essere condiviso. La voracità vorrebbe che il cibo si limitasse a essere esclusivamente “cosa” da avere per sé, per il proprio piacere. Chi è vorace non conosce le gioie della tavola. Vero piacere è invece il cibo condiviso, “segno” dell’affetto e della socialità. Quando la piacevolezza del gusto è vissuta nell’amicizia e nella riconoscenza, il piacere raggiunge la sua perfezione. Allora il cibo non solo “riempie” ma rende felici.
L’esperienza umana è esposta a un’insufficienza radicale: ogni giorno si ritorna ad avere fame, quotidianamente ci si reca al lavoro per guadagnarsi il pane. Questa fatica però è riscattata dall’amore, unico senso della vita. Si apre così verso una trascendenza, senza la quale la vita gradualmente si mortificherebbe fino spegnersi. Per questo la tavola è per molti anche il luogo della preghiera, tempo sacro e benedetto.
La teoria economica tradizionale era centrata sulle merci, la visione dell’economia civile riporta l’attenzione sui “beni” (cioè le cose buone), e soprattutto sulle risorse più importanti ma più fragili, come sono i beni relazionali. L’intera economia è così ripensata da una prospettiva culturale più ampia e adatta alle nuove domande di umanizzazione, pur rimanendo sempre fedele al concreto, alla politica del quotidiano.





Questa scheda  è stata redatta da: Domenico Cravero   in data  06/03/2015

 

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